#IO TI VOGLIO - Irene Cao


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Una lacrima amara mi scende lungo il viso. Piango per me stessa, per il male che ho voluto farmi a ogni costo con Giulio, stasera, e con gli altri amanti che ho avuto di recente. Pensavo di liberarmi dei fantasmi del passato e invece mi ritrovo ancora più vuota, incapace di godere della cosa che con lui mi faceva impazzire: il sesso. Lo so, non è usando gli uomini che risolverò il mio problema. Ma almeno così m'illudo d'impegnarmi a trovare un briciolo di quella normalità che ora mi sembra inafferrabile. Prima o poi si presenterà quello giusto, quello che sbloccherà il meccanismo inceppato. «Arriverà anche per te!» Gaia me lo dice sempre. E spero tanto che abbia ragione.


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Le persone che ti vogliono bene possono essere fastidiose, a volte. E non puoi averle intorno quando senti il bisogno di farti male.


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«Senti, lasciamo passare un po' di tempo, ok?» se ne esce poi, tutto d'un fiato. «Preferisco se per il momento non ci vediamo.»

Questa risposta mi colpisce come uno schiaffo. È giusto così: non posso pretendere che ritorni davvero tutto come prima e che il nostro rapporto vada avanti come se niente fosse.

Sono stata un'ingenua egoista. Mi fa male, ora, ma lo accetto.

«Ok» concludo, e stavolta sono io a sforzarmi di sorride-re. «Sappi che, quando vorrai, io ci sarò sempre per te.»

«Ciao, allora» e quasi senza guardarmi sale sul tram che lo inghiotte e se lo porta via.

Scappa, Martino. E, se puoi, non pensare a me.


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Ho passato l'ultimo anno a cercare di dimenticarlo e ora, com'è giusto che sia, la mia razionalità mi presenta il conto, opponendo una lunghissima serie di obiezioni: sarei del tutto dipendente da lui e la cosa mi farebbe sentire a disagio. E poi che rapporto ci sarebbe tra noi? Cosa saremmo? Amici che si prendono cura l'uno dell'altra? Amanti? Insomma, cosa vuole Leonardo da me e cosa significherebbe per noi questo viaggio?


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L'alba si dissolve lentamente, cedendo il passo al giorno, in un'immensa distesa di azzurro. Sopra, il cielo ancora screziato di rosso e, sotto, il mare che si fa blu intenso.

Ci siamo imbarcati a Napoli e abbiamo viaggiato tutta la notte. Adesso eccoci qui, sul ponte di questa nave, con la luce fioca del primo mattino che dà il buongiorno ai nostri occhi ancora assonnati e laggiù, sempre più vicina, l'isola di Stromboli: è un richiamo potente, al quale sento già che non saprò resistere.


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Forse usciremo devastati da questi giorni insieme, forse costruiremo un nuovo equilibrio, ma a questo punto non ha più senso chiederselo: devo solo vivermela, questa avventura. Ormai ho scelto, e la consapevolezza di non avere più niente da perdere mi rende leggera.


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I suoi occhi si fissano per un istante nei miei. «Scordatelo.» Poi, senza preavviso, mi circonda con le sue braccia potenti e mi ritrovo contro il suo petto, le sue mani tra i capelli, il suo fiato caldo su di me.

Non eravamo mai stati così vicini, non ancora. Ma realizzo in un attimo che non è cambiato niente, che sto bene qui come in nessun altro posto. Rilasso i muscoli e lo annuso.

Amo il suo odore.


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Stromboli è natura e colori primari. Se avessi i miei strumenti da lavoro, impazzirei a ricreare il nero pieno della terra, la luminosa sfumatura blu del mare, il bianco assoluto delle case. Quest'isola ha già compiuto il suo primo miracolo: mi ha fatto tornare la voglia di dipingere, un desiderio irresistibile di giocare con gli occhi e con le mani, di sporcarmi i vestiti e la pelle di tempera, di sentire l'odore della pittura fresca. Pensavo di averlo perso per sempre: ma adesso rivive in me, più forte di prima.



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«Intendevo quando sarai guarita del tutto.»

«E perché sulla destra?»

«Portare la cavigliera sulla destra è segno di fedeltà verso

la persona amata» sentenzia con voce maliziosa.

Dove vuole arrivare? Inarco un sopracciglio. «Stai cercando di dirmi qualcosa?»

«Pensavo fosse chiaro che da questo momento sei mia e basta» risponde con la massima naturalezza, cacciandosi uno spicchio d'arancia in bocca. Lui è così, ormai non dovrei più stupirmi: ti dice le cose più importanti, quelle che cambiano tutto, come fossero sciocchezze. Fa la mossa decisiva sempre a sorpresa e io resto ogni volta completamente frastornata, ma cerco di mantenere un'aria distaccata.

«Quindi anche tu sei mio e basta» butto lì, incrociando le braccia e tentando di ostentare altrettanta nonchalance.


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Lo odio, ma lo amo. Purtroppo non ho mai smesso di farlo, devo ammetterlo.

Lui si china sul mio orecchio, mi scosta i capelli e mi sussurra: «Stai meglio, ora?».

«E che ti voglio così tanto» rispondo, premendo la fronte sulla sua spalla.

«Anch'io ti voglio, ma posso aspettare tutto il tempo che servirà.» Mi solleva la testa e mi bacia dolcemente. «Prima d'incontrarti ero sempre in lotta con me stesso. Pensavo di dover strappare alla vita tutto quello che aveva da offrirmi: il piacere più estremo, la soddisfazione professionale di essere il migliore, ogni singolo attimo di felicità. Ma poi sei arrivata tu, e ho capito che a volte si può anche ricevere un dono.»


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Certo, se avessi gli acquarelli sarebbe un'altra storia, ma vivere su quest'isola mi sta dando un grande insegnamento: non ha senso volere tutto e subito, bisogna saper aspettare, perché l'attesa non è tempo sprecato, ma un'occasione preziosa per prepararsi a ciò che verrà. Qui a Stromboli ho capito che niente è scontato, ma ogni cosa è ridotta all'essenza e richiede un tempo di attesa: i frutti della terra, le navi del continente con i loro carichi di merci e persone, le eruzioni del vulcano.

E ora c'è qualcuno che sta addirittura aspettando me: Leonardo. In questo luogo incantato, solo qui, potremo fonderci completamente. Ma in che modo, se lui continua a mantenere le distanze?


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Mi chiedo, per un istante, come ho fatto a stargli lontana per tutti questi mesi. Come ho potuto sopportare di fare l'amore con qualcun altro. Come sono riuscita a tollerare l'odore di un altro.


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«Sembra una ferita aperta e noi stiamo guardando il cuore della terra che batte».


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Rimaniamo distesi, avvinghiati l'uno all'altra. Non siamo più in due: i nostri corpi e le nostre anime si sono fuse tra loro e con il mondo intorno, sono energia che vibra. E i  nostri cuori ora battono all'unisono, insieme al cuore della terra.


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"Nel mare come nella vita devi contare solo sulle tue forze" diceva sempre mio padre. Ed è un insegnamento che ho portato sempre con me.»

«Ma a volte accettare l'aiuto degli altri è la cosa migliore

che si possa fare» osservo.

Lui mi guarda, è in ascolto. «Lo so, ma questo per me è ancora più difficile da imparare.»

Gli accarezzo la barba bagnata. È vero: Leonardo è abituato a cavarsela da solo e a prendersi cura di chi gli sta accanto, ma fa fatica ad affidarsi a qualcuno, a lasciare che siano gli altri a fare qualcosa per lui. Chissà se un giorno imparerà.

Sarà la mia sfida insegnargli ad avere fiducia nel prossimo e a mettere da parte il suo orgoglio.


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Non so dove abbia imparato a ballare, ma sa farlo molto bene, tanto che, guidata da lui, ho l'impressione di essere anch'io meno disastrosa. Mi fa fare un ocho, poi mi accompagna in un casqué e, sollevandomi, mi bacia. Le nostre lingue s'intrecciano, mentre le nostre mani si stringono con forza. Ci sorridiamo, poi le nostre bocche si staccano e lui mi fa volteggiare ancora una volta, sussurrandomi all'orecchio le parole della canzone. Ha un accento spagnolo perfetto e irresistibile.


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E il primo giorno d'estate e il cielo di Roma, visto dalla terrazza di casa nostra, sembra una cupola azzurra senza confini.

Ancora prima di rientrare da Messina, Leonardo mi ha chiesto di trasferirmi da lui, nel suo loft a Trastevere. Questo è il nostro primo vero appartamento insieme e ancora non riesco a crederci: adesso siamo ufficialmente una coppia.

Ho quasi paura a pronunciare questa parola. Non abbiamo smesso di essere amanti che sfidano le regole, con Leonardo questa non è nemmeno un'opzione, ma la cosa stupenda è che ora non dobbiamo più nasconderci, nemmeno a noi stessi. Possiamo dirci "ti amo" di fronte al mondo, finalmente, ed è quello che stiamo facendo in questi giorni, in una sorta di rituale liberatorio.


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Dicono che quando uno è felice vede tutto più bello e il suo sguardo sul mondo riflette i colori della sua anima.

E vero, adesso ne ho le prove.

Guardo Leonardo. Le nostre bocche si sfiorano e i nostri

occhi sorridono.

È tutta qui, la mia felicità.

Non posso chiedere di più alla vita.




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