#CHIRU - Michela Murgia
Pag 7 Vorrei poter dire che quella tra noi fu un'immediata affinità elettiva, ma sarebbe una menzogna: io Chirú lo riconobbi dall'odore di cose marcite che gli veniva da dentro, perché quell'odore era lo stesso mio. Pag 26 Spiavo con la coda dell'occhio le vene azzurre delle sue mani ferme sul volante, il tratto scaleno del naso e la fronte alta, contratta in quel tipo di precoce ruga da inquietudine che in gioventú ti invecchia e nella maturità ti rende argomento di conversazione per gli amici. Non si poteva dire che non fosse bello, ma gli anni avevano acuito quell'aria selvatica che metteva sull'avviso e me lo aveva sempre fatto apparire piú temibile che attraente. Era stata la prima cosa a colpirmi in lui sedici anni prima, la sera in cui a Roma, ventiduenne impacciata e piena di inibizioni, passai il provino con Saro Antonelli. Pag 42 Andammo alla spiaggia del Poetto, il maestrale evocava gli odori dei fondali sferzando i nostri corpi con lame intermittenti...
