#FUORI PIOVE, DENTRO PURE, PASSO A PRENDERTI ? - Antonio Nashy Distefano

 



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Ormai tra di noi si erano creati vuoti e solo grazie alle ricadute, capisci che la differenza tra spazio e vuoto è che il primo lo riempi e che nel secondo ci entri e non ne esci più. Come una libreria in cui mancano dei libri nei loro posti. Uno cerca di riempirli con un altro, ma tutta la fila inevitabilmente viene giù. E noi c'eravamo rassegnati, convinti che di mettere in ordine quei libri pieni di polvere, non ne avevamo più voglia. Erano libri sulle vacanze in famiglia, manuali del "perfetto genitore", liste di nozze, mutui, libri contabili. Avrei voluto essere tanto le pagine che consultava prima di dormire, il soffitto a cui faceva tutte quelle domande, ma intimamente sapevo che non c'è l'avrei mai fatta, perché i libri non hanno timore. Non si soffermano su chi li ha sostituiti, non seguono con gli occhi fin dove gli è consentito colui che ha deciso di andarsene, non sentono la mancanza di chi li ha tenuti a marcire in garage per anni. Io sì.



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È che io t'immaginavo così, c'eri anche se compievo gli anni ad agosto. Non proverò a sostituirti, perché dimenticare una persona con un'altra è come fotografare il sole e sperare che di notte ci scaldi, come quando c'è la neve e ogni passo è una traccia che ha un'identità, un istante che ci ricorda dove siamo stati.

Eravamo nati vecchi, figli di una vita piena, giocavamo senza conoscere a fondo la gioia e anche se avevamo fame di mezzi, risorse, possibilità, non pretendevamo niente. Avevamo il privilegio di essere adolescenti e ci bastava. Disprezzavamo gli intellettuali e desideravamo essere intelligenti. Ricordo quegli anni costellati di periodi positivi, la sensazione che tutto fosse accessibile, più facile, umano come i parcheggi vuoti dei supermercati aperti ventiquattr'ore di notte. Potevamo stare ovunque, perché noi non avevamo bisogno di tutto, ma di spazio


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«Io mi sento invisibile in certe situazioni».

«Per me i tuoi occhi hanno tante cose da raccontare, che però non racconti, un po' come il libri di Baricco, segregati in dispen-sa, che non facciamo leggere a nessuno».

«Ecco vedi, mi avevano detto che cogli il cuore delle persone con semplici parole. Quello che fai tu non credo abbia un nome sai? Io non credo nella necessità di dover dare a tutto un nome,

che tu faccia poesia, canzoni, filosofia, che tu scriva d'amore, so-litudine, razzismo infondo poco importa, hai un animo buono, lo si percepisce dalle tue parole, dall'umiltà e dall'amore che ci met-ti. Ecco perché la gente ti scrive, ecco perché quello che fai arriva alle persone, anche se ancora non è un libro o un disco.

Ti ho detto tutte queste cose perché tu meriti di saperle, ne

farai tesoro. I tuoi occhi parlano per te».


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Noi eravamo televisioni accese alle quattro del mattino, che sussurravano qualcosa, che illuminavano le strade dalle finestre socchiuse, delle case al primo piano dei condomini altissimi. Avevamo i piedi per terra. I tuoi occhi erano film bellissimi, perché per le serie televisive migliori bisogna restare svegli, come gli spacciatori e i fornai. Ti accarezzavo la testa mentre dormivi, so per certo che non l'ho solo immaginato. Avevi una pelle bellissima d'estate «Diventerò come te...» lo dicevi con soddisfazione.

Mi interrogo su come sarei oggi, se fossi ancora sottoposto alle tue attenzioni. Noi rinchiusi nelle nostre stanze a fare l'amore con i vestiti, a rinunciare solo alle maschere della vita di tutti i giorni, indossavo i tuoi orgasmi mentre ansimavi. Vorrei che fossi qui per abbracciarti, perché sei più bella adesso, una donna, non più la mia ragazza, piazza Caduti dall'alto, il cielo dal basso, le tue labbra viste da qui. E che mi manchi come i controllori quando ho il biglietto, come il posto vicino al finestrino nei treni affollati, ed io non so dove vado se non ci sei tu ad aspettarmi. Non so se vado avanti o se giro su me stesso. Durante il tragitto un amico mi ha detto: «Chi non ha una meta, non si può perdere».

Il fatto è che io so dove sono, ma non so dove sei.


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Riuscì però ad arrotondare gli angoli più appuntiti del mio carattere, a farmi capire che mi sarei perso qualcosa di abissale se avessi deciso di continuare una vita da solo, separato da lei.

Per cinque mesi siamo stati il disco più bello di De André, ci dicevano «Siete fatti per stare insieme» l'ho pensavo anche io.

Poi da un giorno all'altro cambiai, prevalse la mia indole solitaria e finimmo per accettare le misere attenzioni che ci offrivamo pensando che fosse normale.

Mi lasciò per un altro e me lo meritai. La prima volta che abbiamo fatto l'amore è stata a casa mia, aspettai per mesi quel mo-mento.


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Non ci provare, l'hai detto tu che "noi due stiamo bene insieme solo quando non siamo insieme"

  •   Perché mi fai sempre le guerre? Non capisco, è a causa tua se oggi siamo entrambi single, io ti ho già chiesto scusa.
  •   Tu hai sempre dato la colpa a me, hai preferito dare ascolto ai tuoi presentimenti alle tue paranoie. Sapevi solo dirmi "Guarda è un tuo problema" facendomi del male, e anche se non lo davo a vedere io ci mettevo tutto l'amore che avevo per sentire solo

"tuo" nonostante tu fossi già da un'altra parte, lontano da ciò che era realmente mio. Vado a dormire, notte. Ti prego non scrivermi

più.


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Non è vero che tutti tornano, perlomeno a me non è mai successo, credo sia più corretto tutti se ne vanno. Ci sono persone che ti entrano dentro, che quando decidono di andarsene portano via tutto come un'impresa di traslochi che esegue un pignoramento.

Le persone che si lasciano a mio parere non sanno lottare, collabo-rare, non riescono a battersi per riavere indietro nemmeno la metà di quello che loro stesse hanno messo in gioco. Sono ipocrite, con secondi fini, opportuniste, banali e disinteressate, preferiscono appoggiarsi sulle comodità piuttosto che combattere. E tornare dove si è stati bene dopo che si ha deciso di lasciare è facile, ma non si torna mai come prima, perché sono i percorsi, le distanze, le scelte fatte, il modo di guardare le cose che cambia le cose, ci muta anche se la via di casa è sempre la stessa. Molti preferiscono giustificarsi invece di chiedere scusa, persone che non sanno perdonare e altrettante sono quelle che per paura di disturbare non ti cercano. Con i tuoi fallimenti certi individui ci fanno le corazze e se proprio rincasano lo fanno per ricordati che è grazie a te se loro oggi sono più forti, meno vulnerabili, ingenui. Ha più valore il tempo che hai perso e non le persone che hai perso nel tempo.


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Credimi è più facile mantenere una promessa che una persona, perché tu tutto questo non lo leggerai. Hai già qualcuno che sta prendendo posto nella tua vita, io il massimo che potrò fare sarà rinominare con il tuo nome l'ennesimo file che parla di te. Sarebbe bastato un "ehi" per non farmi dormire, per cessare ogni guerra, per ritrovare la corsia, per farmi perdonare con la mia persona.

Perché tu sei il mio posto, il posto più vicino al mio cuore che conosco. E se ci spero ancora è perché so che non sei pratica con i computer, non sai formattare, tu non sai nemmeno cos'è un Hard Disk. Io ci spero ancora perché tra tutte queste cartelle c'è ne una tua, rinominata "Amami", che io dopo tutto questo tempo leggo

ancora "Mi ama"


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Mi correggo: essere timidi non fa schifo, io vorrei tanto essere timido come Charlie Brown, Leopardi, Emily Dickinson, Roberto

Baggio, Woody Allen; o come Albert Einstein che non sapeva corteggiare le signore e si consolava suonando il violino. Dalla timidezza non si deve guarire, questa è la più grossa stronzata messa in giro dai mediocri che non riusciranno mai a dare o ricevere un'emozione così come siamo capaci di darla o riceverla noi, però so anche che se fossi stato meno razionale e più sfacciato,

oggi forse avrei più ricordi conditi da meno rimorsi.


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Quanto coraggio hai dentro di te?

Io credo poco. Come puoi sentirti solo in un mondo pieno di

vetrine, di luci, di persone che si sentono sole.

Io anni fa mi deprimevo sempre. Avevo scarsa autostima. Che di solito è il rovescio della medaglia delle persone molto sensi-bili. Aiutavo tantissimo gli altri, davo milioni di consigli ma non mi soffermavo mai su me stesso, i miei piedi avevano preso l'abitudine di tenersi i sassolini nelle scarpe, sentire il dolore e far finta di niente. La domanda "Come stai" mi metteva in imbarazzo preferivo "come va?" ho sempre trovato una netta differenza tra le due. La seconda mi ricordava che la vita era muoversi, la prima che ero fermo da troppo tempo. Temevo le figuracce, non riuscivo ad esprimere, se non con una certa lentezza, i miei sentimenti. Da tutto ciò io sono guarito quando ho iniziato a mantenere le promesse che mi facevo. Ho promesso a me stesso che la mia felicità, non sarebbe più dipesa da nessuno.


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I bei momenti non li senti quando li vivi, ma quando li rimpiangi.

"Al di fuori di me, piove tutto intorno, piove nel volto di ogni persona che mi circonda, nella paura di quello che sarà. Piove anche dentro, la pioggia ed io siamo una cosa sola. Passa a prendermi, anche se scende pure da te, perché so che porterai il sole, come hai fatto a Londra. Tu passa anche solo cinque minuti, nella stessa maniera del tuo pensiero quando ho bisogno di distrarmi. Ti aspetto qui, nella piazza da cui sei fuggito. Ti aspetto perché tanto non smetterà di piovere. (Ti prego non odiarmi) Ciao Kevin"


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Amare a parer mio non è appoggiarsi a qualcuno come si fa con la testa sulle spalle di chi ci è vicino, e nemmeno eleggere un punto di riferimento con continue dichiarazioni, ma restare in piedi sulle proprie gambe senza avere il timore che qualcuno un giorno si possa spostare, seguire i propri passi senza scegliere una via, perché sarà il cuore a scegliere la meta. Diamoci la libertà di fallire perché solo chi è libero può farlo. Le grandi opere, i grandi avvisi lasciamoli agli altri, affonderanno come il Titanic. Come puoi pretendere che io possa dirti «dai coraggio, la vita continua...» se tu prima non lo fai con te stessa? Devi smettere di criticarti perché le critiche non sono mai costruttive e io non sono un salvatore, una fiala di morfina, non voglio fare da sonnifero ai tuoi dilemmi se tu per prima non cercherai di sognare con la consapevolezza però che i sogni non si realizzano dormendo. Ai miei occhi non valgono nulla tutte queste coppie, tutti questi cuori, tutti questi annunci, destinanti all'esilio insieme ai film di Moccia. Prima di loro qualcuno ha amato come loro nella stessa misura, qualcuno ha già segnato quel percorso, si è già specchiato in quelle vetrine pensando «Siamo Bellissimi».


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SMS mai inviato.

"Manca sempre qualcosa. Mi mancano le crudeltà che ti ho detto e le volte in cui ti ho detto che non le pensavo.

Mi manca l'avere una risposta a tutto. Mi manca possedere la ragione profonda del mio essere, mi manca poter decidere liberamente ciò che più mi realizza, ciò di cui è fatta la mia esistenza.

Mi manca avere una relazione normale, un lavoro che rispecchi la mia anima, mi manca fare l'amore dove voglio, senza paura, guardarti e pensare" vorrei che ti vedessi come ti vedo io"

• Mi mancano i mezzi per andare via. Mi manca guardare il vuoto per ore dal mio letto e concepire "Devo preparami, tra un po' arriva".

Quando mi manchi, penso alle cose di te che non mi mancano, per sedare il dolore, ma mi manchi sempre di più"


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Chiudo gli occhi e mi viene in mente.

- Amore e Psiche.

Due amanti come noi, con le ali, tutti nudi che stanno per ba-ciarsi, ma non lo fanno perché nel neoclassicismo non si rappresenta la passione, ma la perfezione di un momento statico. Un giorno Psiche fu rapita dal Dio amore, lui la portò nel suo bellissimo castello, senza mai farsi vedere in volto. La prima notte fecero l'amore con estrema passione, lei lo toccò, ma non li vide il viso, cosi per molte altre notti. Le sorelle invidiose di Psiche e del suo amore, la spinsero alla curiosità di voler vedere in faccia il suo amante. Ella si spinse verso il ruscello dove il Dio era solito fare il bagno, poté vedere che era un giovane dalla straordinaria bellezza. Amore si accorse di essere spiato dalla dona e volò via.

Psiche rimase sulla riva del ruscello disperata. Dovette superare innumerevoli prove per ricongiungersi ad amore, e nella scultura io m'immagino sia rappresentato il momento del loro nuovo incontro.


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Prima di dormire ti toccai il braccio e lo strinsi con ancora più forza, posai la mia testa vicino alla tua e dissi: «Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?» Non tolsi gli occhi dal soffitto per nemmeno un secondo e mi chiedesti con voce sorpresa «Cos'è?»

Replicai: «Il libro lo chiamerò così...» con la stessa intensità di poco prima rispondesti: «Come mai? Cosa vuol dire?» Mi voltai verso di te: «Vuol dire che il miglior rifugio dalla pioggia non è un tetto o un ombrello, ma l'abbraccio di qualcuno». Stavi sorridendo come pochi riescono a farlo con gli occhi, grazie a quella luce capii che quella notte non era solo l'ultima notte dell'anno, ma la notte in cui i nostri odori, le nostre voci si sono associate, la notte che abbracciava tutte le altre, compresa quella nel mio cuore.

«Quanto mi ami da uno a dieci?»

«Sei».

«Non sei, siamo».




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