#CENTO SECONDI IN UNA VITA - Andrew Faber
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«Cosa intende per "rischiare"?»
«Ho un rapporto molto particolare con la solitudine.
La cerco, la bramo. La desidero. Ma allo stesso tempo la temo. Credo di essere in grado di farmi molto male quando resto solo con me stesso. Quando inizio a pensare.»
«Pensare in modo compulsivo può essere deleterio, a lungo andare. Bisogna stare attenti ad aprire e chiudere ogni porta. Porsi le giuste domande. Non asfissiare il cervello con inutili questioni irrisolvibili.»
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L'incoscienza è sempre la miccia più pericolosa da accendere, ma spesso e volentieri vince lei.
Il signor Rebaf chiuse gli occhi e per un istante s'innamorò di ciò che ormai era andato. Ma, se è vero che il tempo attenua ogni ricordo, è altrettanto vero che il profumo delle cose buone resta impresso a fuoco vivo nell'anima. Per sempre.
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Vi è mai successo di superare un ostacolo immenso e, senza accorgervene, ritrovarvi con un rivolo di lacrime a bagnarvi le guance? Questo accadde al signor Rebaf mentre saliva in macchina per tornare verso casa. Vincere contro se stessi equivale a non perdere mai.
D'altronde, siamo noi i soli artefici delle nostre paure.
Noi e nessun altro.
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forse tutti quanti combattiamo una guerra in silenzio. Senza farci sentire. Senza farci scoprire. Senza farci notare. Forse tutti quanti abbiamo bisogno di un attimo di gentilezza, di amore. Di un po' di libertà, che troppo spesso manca. O che un giorno si è persa da qualche parte. Chissà dove".
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I minuti passarono lenti. E il buio della stanza sembrò inghiottire ogni respiro. Ogni secondo che passava lo sentiva camminare sulla pelle, fin dentro le ossa.
Quando penserà di non farcela, sarà sempre lei, la. paura, a farglielo credere. Si lasci attraversare. Respiri profondamente. Si tocchi, si abbracci, riconosca il suo corpo. Si ascolti. E vedrà che svanirà tutto in un soffio.
Il signor Rebaf aprì i pugni e cominciò ad accarezzarsi prima le gambe, poi le braccia. Poteva sentire il suo corpo spendere una quantità di energia inaudita per riuscire a superare quel momento. E gli fece una tenerezza immensa. Era come un soldatino che rifiutava di arrendersi e combatteva contro un gigante. Prendeva schiaffi e pugni, ma si rialzava sempre. Sembrava sconfitto, e poi si riprendeva.
Respiri profondamente. Si lasci attraversare.
Provò a fare un respiro profondo e ci riuscì.
Provò a non ascoltare il cuore, che di punto in bianco se ne accorse e incominciò a rallentare.
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Siamo estranei fino a quando non ci offrono un passaggio. Fino a quando non ci stringiamo un po' per fare spazio a un'altra vita. A una nuova solitudine.
A un nuovo amore. Fino a quando non ci accorgiamo che nessuno si basta da solo.
Pag 67
Ma ho paura di mostrarle questo mio lato. Ho paura di trasportarla in un mondo che non le appartiene. Di spaventarla. E di perderla.»
«E perché mai? Molto spesso ci si lega alle fragilità di una persona perché appaiono come la sua parte più reale e meno artefatta. Lei si sta mettendo in gioco.
Con coraggio, sta chiedendo aiuto per capire come essere una persona migliore. Per se stesso in primis, ma anche per chi avrà modo di conoscerla, di avere con lei un rapporto di amicizia o di amore. E dunque, chi la conoscerà da oggi in poi prenderà con sé una persona nuova, consapevole delle sue possibilità, della sua forza e, senza dirlo sottovoce, anche dei suoi limiti. Ascolti il suo cuore, si fidi: in materia d'amore, è assai più esperto di me e di lei.»
Pag 70
Da quell’incontro bello. Da quell’attimo di felicità imprevista.
D’altronde l’amore, proprio come la felicità, quando sceglie di arrivare, è un accento di colore che cade e cambia il senso delle cose.
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Ogni volta che una donna dà un appuntamento a un uomo, un po' di bellezza si sparge nell'universo. È così che nascono le stelle, i pianeti, le galassie. E non andate a controllare su Google, perché nemmeno Google lo sa. È così e basta. Bisognerebbe vivere più di queste emozioni, di questi antibiotici per l'anima a costo zero.
Darsi appuntamenti, avere poesie in tasca, farsi belli. O forse sarebbe il caso di dire sentirsi belli. Anche con una macchia di caffè in zone complicate. Incontrarsi. Anche dopo tanti anni. Anche dopo tanta vita spesa insieme.
Inventarne di nuova.
Ma c'è un qualcosa di incredibile che accompagna le storie più datate, quelle che iniziano a sentire il peso degli anni sulle spalle. Quel velo di forza che si insinua tra la stanchezza che ogni giorno si rifà il trucco e la voglia di non mollare, di non cedere alle lusinghe della noia. E sono le battaglie vinte insieme.
Ogni volta che ci si è chiesti scusa. Questa parola magica troppo spesso dimenticata e che da sola vince sulle altre, che da sola vale più di mille silenzi. Di mille discorsi.
Eccola qui la voglia di prendersi in giro, di sottrarsi al tempo, di amarsi in modo furbo. Di creare un contrasto di luci che sprigioni eleganza tra due menti curiose di ascoltarsi. È la voglia di farsi nuove promesse, e scommettere di riuscire a mantenerle. E tra tutte le promesse, ce n'è una che bisognerebbe imparare a memoria. Non
"ti amerò per sempre" ma "ti amerò fino al giorno in cui riusciremo a renderci felici"
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Prendersi la mano la prima volta supera forse in magia l’attimo in cui ci si spoglia per fare l’amore. È l’istante in cui l’astronauta tocca il suolo terrestre dopo mesi di spazio interstellare. È il perché di tutti i perché. È il famoso cerchio che si chiude. È il motivo per cui da soli non si arriva da nessuna parte, o forse sì, ma poi ti accorgi che in due è dannatamente più facile e più bello.
Pag 90
Sai cosa? I libri di poesie meriterebbero un posto a parte dentro ogni libreria. Perché non hanno nulla a che spartire con gli altri libri. Non spaventa la loro altezza e nemmeno quello che c'è dentro. Si aprono a caso, i libri di poesie. Come la vita, vanno lasciati parlare. Io li chiamo "giganti buoni". Vanno presi così, si aprono e si chiudono tra sprazzi di luce, di temporale in temporale. Rimangono in assoluto la verità più vicina al cielo che ci sia dato conoscere.
Pag 92
Luisa e il signor Rebaf continuarono ad incontrarsi. A raccontarsi. A conoscersi.
La prima cercava di smussare un po' degli spigoli che circondavano l'ombra di questo "dolcementrestrano"
essere uomo, il secondo, un poco alla volta, imparava a fidarsi delle emozioni.
Niente sesso, almeno per il momento. Niente sesso perché poi cambia tutto. L'amore si fa, per avere qualcosa da ricordare. Fare l'amore non è il passatempo di una sera.
L'amore non è rivestirsi veloci con la vergogna di guardarsi negli occhi. L'amore è spogliarsi di baci, strappandosi l'aria di dosso. Meglio fare altro, quando non si è sicuri. L'amore non si fa per scappare. L'amore si cerca per rimanere. La pelle non dimentica mai. La pelle è una promessa da onorare: che quando si sceglie di fare, bisogna sapere mantenere. Di questo ne erano coscienti entrambi. Perciò rifugiarono le attenzioni in lunghe serate di vino e musica. Di poesie e racconti. I giorni si fecero settimane. E starsene lontani iniziava a diventare complicato.
Pag 101
C'è poco da fare. Gli amanti sono stelle che bagnano di luce il cielo. Sono loro i primi poeti da ascoltare, e come i poeti non riposano mai. Io non ci credo alle facce riposate che dicono di avere un grande amore. E dove lo tenete? Perché lo state nascondendo? Dove sono le occhiaie delle notti passate ad ascoltare il suo respiro? A misurare la sua pelle in piccole carezze? A ringraziare quello spicchio di luna che le illumina il sorriso? Dove sono le notti passate a maledirsi e poi a stringersi più forte per paura di un silenzio o di perdersi per sempre?
Se non lo avete addosso quell'amore che andate raccontando, allora non è amore, non esiste. Perché chi ama non perde un solo istante della vita che gli resta. Perché chi ama è sempre stanco. Stanco ma felice.
Pag 105
«Posso scriverti?»
«Solo se mi mandi qualche poesia bella.»
«Vabbè, adesso non è che... magari non mi vengono
рій!»
««Posso scriverti?»
«Solo se mi mandi qualche poesia bella.»
«Vabbè, adesso non è che... magari non mi vengono
ріu’…
«O magari sì. Ne valgo la pena?»
«Ne vali parecchio.»
«Nel frattempo mi porto via la prima, però. Non l'avrai buttato il foglio, vero?»
«No, no, è qui. Tieni.»
«Dammi un bacio.»
«Sulla faccia?»
«Ovviamente.» O magari sì. Ne valgo la pena?»
«Ne vali parecchio.»
«Nel frattempo mi porto via la prima, però. Non l'avrai buttato il foglio, vero?»
«No, no, è qui. Tieni.»
«Dammi un bacio.»
«Sulla faccia?»
«Ovviamente.»
Pag 111
È un'amante scellerata della poesia, ha due gambe che quando ti vengono incontro ti vien voglia di strapparti via gli occhi e tirarglieli dietro. Ha una voce bellissima, profuma di un qualcosa che non so bene cosa sia, e mi manda giù di testa.»
Mi ha fatto un complimento. Ma non lo ha fatto a me. Lo ha fatto alla mia anima. Perché d'un tratto mi guarda negli occhi, poi sorride e mi dice: "Ti va se rimaniamo in silenzio?"»
«E tu?»
«E io ho pensato che se riesci a stare in silenzio per più di un'ora con una persona senza dormire, senza sigarette, ma soprattutto senza sentirti solo, forse quella persona è quella giusta. Il tempo se ne è andato via gentile, silenzioso. Siamo stati bene.»
Pag 116
«Dormi?»
«Sono rientrata da poco in stanza, stanca morta.»
«Tu che stai facendo?»
«Leggo un libro di poesie.»
«Che bello! Di chi?»
«Hikmet.»
«Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello non te l'ho ancora detto.»
«Letta da poco. Meravigliosa.»
Pag 120
«Lei, signor Rebaf, è dotato di una sensibilità non comune. Dico "purtroppo", perché è un dono meraviglioso, che ha bisogno di misurarsi con chi lo comprende.
Vedrà che vicino a lei ci sarà un amore in grado di farle da specchio, in cui potrà muoversi libero, senza paura di mostrarsi per chi è: un essere speciale. O chissà» disse sorridendo la dottoressa, «magari l'ha già trovato. Per quanto riguarda i suoi genitori, passi più tempo con loro.
Si avverte dalle sue parole un distacco forzato dovuto forse alla vita che spesso ci allontana da chi ci vuole bene.
Non lasci che ciò accada. Indietro non si può tornare e questo è giusto tenerlo a mente. Ma il presente di oggi è il futuro di cui un giorno, quasi certamente, avrà nostalgia.
Lo viva ora. E lo viva più forte che può.»
Pag 124
«Non era mia intenzione farti bere un bicchiere di più per poi portarti a letto, Luisa. Io avrei voluto portarti via. Hai piegato per un istante il mio tempo al tuo scorrere. E se la vita un po' l'ho imparata a conoscere, non è qualcosa che succede tutti i giorni.
Avessi avuto qualche anno in meno, non ti avrei lasciata andare così facilmente. Meriti una persona attenta e che sappia cogliere ogni istante della tua bellezza.
Meriti una corte dolce e spietata per ogni giorno della tua vita. Meriti qualcuno che sappia perdersi con te senza mai il desiderio di tornare. Lui lo sa di essere un uomo fortunato?»
«Lo sappiamo entrambi.»
«Ottima risposta. Buona fortuna, Luisa. Abbi cura di te, dei tuoi sogni. Abbi cura della tua felicità.»
Si avvicinò a lei e con una mano le sfiorò le labbra:
un gesto d'inaudita bellezza.
Pag 132
Bisognerebbe allora ricordarci un po' più spesso di essere vivi. Concederci di impazzire di ciò che non si può spiegare, di ciò che ci cammina dentro, di passione in passione. Concederci di restare solo se ne abbiamo voglia, se ne vale la pena o a volte il rischio, perdonandoci persino il desiderio di restare soli. Perché l'amore è l'incastro tra due solitudini perfette. Concederci infine il coraggio di buttare via, di non legarci a dolori già provati. Insomma: dovremmo essere sempre preparati a dare un calcio in culo a tutto ciò che non ha un posto.
La paura ci conosce bene ma solo la felicità è in grado di stupirci.
Pag 138
«Ci ho abitato un po' più di te dentro al mio cuore, fidati. Quando fa così, l'unico modo per fermarlo è dargli un bacio.»
Pag 140
Poi siamo rimasti in silenzio a guardarci. Forse un secondo. Forse una vita.
Pag 142
«Bisognerebbe avere accanto
quella persona che:
"basta poco per essere felici"
però poi, quel poco, lo fa.
Perché un poco alla volta
ci si conosce.
Ci si impara.
Ci si sceglie.
Un poco alla volta
ci si riscopre uguali.
Ma quel poco diversi.
Per continuare ad essere se stessi.
Per continuare ad essere speciali.
Perché basta poco per essere felici.
È vero.
Ma basta un niente per non esserlo mai.
Perché è quel poco
a fare la differenza tra chi vive
e chi sopravvive.
Tra chi da per scontato che prima o poi
la felicità arrivi.
E resta fermo ad aspettare.
E chi invece coraggiosamente
mette da parte la paura
e se la va a cercare».
Pag 144
Sono felice perché la mia ansia ti odia. Le mie paure ti odiano. Dicono che con te non si vince mai.
Sono felice perché quando sorridi, tiri giù tutto. Luna, stelle, bellezza. Poesia.»
Pag 178
Ti meriti l'onestà di chi ha già commesso
i propri errori i propri sbagli e ha imparato
che l'amore non riempie i vuoti ma completa gli spazi.
Ti meriti gli occhi
di chi ne ha viste tante e ora è pronto a scegliere.
E ora è pronto a sceglierti.
Pag 194
«Ho paura di impazzire. Di perdere il controllo. Sono solo. E sto cadendo sempre più giù. Non so cosa mi stia succedendo. È come se non fossi reale. Ho paura di morire. Che il cuore mi esploda da un momento all'altro.
Perché sta accadendo di nuovo?»
«Perché è tornato a scappare. E sta correndo come un folle verso un'uscita che a ogni passo si allontana di più. Ha perso la percezione di se stesso. Non sta più ascoltando. È solo impegnato a fuggire. A correre sempre più veloce... E pronto a conoscere il suo mostro più grande? Mi spiace deluderla. Ma questo mostro non c'è. Non c'è mai stato. Respiri profondamente.
Pag 197
Stare insieme è un miracolo. Stare insieme è il senso di ogni vita. Ma a volte diventa impossibile. I motivi sono talmente tanti, che a elencarli verrebbe fuori una noiosa lista interminabile. Chi ci è passato almeno una volta lo sa. Sa cosa significa provare amore. Senza potere amare.
E non c'è il più forte. E non c'è il più debole. Non c'è chi scappa. Non c'è chi resta. E così difficile da credere e da raccontare. Lasciate il vostro silenzio a chi vi dirà di non aver lottato abbastanza. Fategli pensare pure che sia così. Alcuni addii sono splendide dichiarazioni d'amore. Forse questo è l'unico modo che esiste per comprendere e accettare. Forse questo è l'unico modo che esiste per spiegarlo.
Pag 200
Restate(vi) accanto anche quando la vita è contraria.
Quando i muri si alzano.
E le strade spariscono.
Mostrate la bellezza.
A chi oramai ha smesso di cercarla.
Respirate profondamente.
Anche senza un motivo.
Abbracciate profondamente anche senza un perché.
Certi dolori
hanno bisogno di carezze forti.
Prima per andare via.
Poi, per non tornare più.
Scusarsi per un errore equivale a non averlo fatto.
Fatelo. Fatelo spesso.
Giudicatevi voi, meglio degli altri.
E non vergognatevi mai di piangere per qualcuno.
Le lacrime non si nascondono.
Guarite la rabbia leggendo poesia.
Siate sempre chiari con voi stessi.
Fatevi mettere all'angolo solo per farvi riempire di baci.
Abbiate cura della vostra solitudine.
E non avrete bisogno di altri consigli.


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