#IO TI GUARDO - Irene Cao

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Apro gli occhi e vedo Filippo in piedi, chino sopra di me.

I titoli di coda scorrono sullo schermo. Faccio per alzarmi.

«Ma perché non mi hai svegliata?»

«Shhh, resta li» Mi sistema dolcemente un plaid sulle spalle. «Ti rubo l'ombrello rotto.»

«Puoi anche prendere quello buono.»

«Non preoccuparti... non vado lontano.»

Mi accarezza la guancia con una tenerezza che non gli ho mai visto e mi sfiora la fronte con un bacio.

«Ciao, Bibi.»


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Dal corridoio alla mia destra sento avvicinarsi i soliti passi sicuri. Mi volto d'istinto: stavolta è vestito. Indossa un paio di jeans strappati e una camicia di lino bianca - quest'uomo ha una dipendenza dal lino. Al collo una sciarpa di seta nera che svolazza a ogni suo movimento. Non so come faccia a non avere freddo. È ottobre, ormai...

Si avvicina fino ad appoggiarsi con un braccio alla scala.

Un fremito mi attraversa la schiena e mi fa perdere leggermente l'equilibrio. Non ho idea di cosa mi stia succedendo, ma non mi piace.


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Leonardo mi afferra una gamba e se la allaccia intorno alla vita. E io faccio lo stesso con l'altra.

«Pronta?» mi chiede.

«Penso di sì.» Il mio corpo adesso aderisce completamente al suo. «E tu? Ce la fai?»

Ride. «Sei leggera come una piuma.» Mi blocca le cosce nude con le mani e, camminando con l'andatura di un titano, oltrepassa il primo ponte in un baleno. Sento il seno schiacciato contro i suoi dorsali, mentre gli circondo il collo con le braccia per non cadere. Ha un profumo buono, lo stesso che ho sentito oggi sui suoi vestiti. Ma sotto se ne intuisce un altro, più autentico e selvaggio, quello della sua pelle. Odore di vento e di mare.


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<<Mi mancherai un sacco >>

«Anche tu.»

Ci abbracciamo forte, quasi se con quella stretta volessimo imprimere sui nostri corpi la traccia l'uno dell'altra.

Poi ci scambiamo due baci profondi sulle guance e restiamo a guardarci per un momento, incerti. Forse vorremmo entrambi un bacio diverso, ma subito distogliamo lo sguardo e ci rimettiamo i panni degli amici di vecchia data.

«Vado. Ci sentiamo presto.»

«Buon viaggio, Fil. E buona fortuna.»

Un altro abbraccio veloce e poi ci separiamo incamminandoci verso gli angoli opposti del campo. Ci giriamo ancora una volta a salutarci con la mano e poi via, per strade che adesso divergono.


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«Quindi mi ha lasciata qui da sola?»

«Non sei da sola, sei con me» mi corregge corrugando le sopracciglia. Se voleva tranquillizzarmi non c'è riuscito. Una parte di me è lusingata dal suo interesse, ma l'altra, terrorizzata, vorrebbe fuggire all'istante.


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Sento il respiro spezzarsi. Sta puntando i suoi occhi nei miei e con un po' di coraggio sostengo il suo sguardo. Poi la mia attenzione precipita sulle sue labbra. Ho voglia di sentirle sulle mie.

Ma lui abbassa le palpebre, sorride in quel suo modo obliquo e lascia scivolare la mano sulla mia spalla.

«Ciao, Elena, è stata davvero una bella serata.»

Mi sfiora la fronte con un bacio leggero e arretra di qualche passo, poi si volta e si allontana affondando le mani nelle tasche della giacca. Resto a guardarlo stordita, neanche avessi preso uno schiaffo.


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«Perché non hai provato a baciarmi, ieri sera?» gli domando.

«Perché era quello che ti aspettavi» replica afferrandomi i fianchi e premendo il mio corpo contro il suo. «Certe cose te le godi di più quando sei impreparato.»


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«Perché mi dici tutto questo?» gli chiedo con un filo di

voce. Non resisto più.

Mi prende per i fianchi e mi gira verso di sé, impadronendosi del mio sguardo. «Perché io voglio essere quello che ti riporta sulla terra, Elena.»

È talmente vicino che i nostri volti si sfiorano. Mi guardo intorno, sperando che nessuno si accorga di noi. Ma lui non si cura degli altri e continua a soffiarmi addosso parole in-fuocate.

«Anch'io ti voglio, di nuovo, altre mille volte. Ma a modo mio. Voglio vedere cosa nascondi dietro questa tua maschera così eterea, così cerebrale... voglio conoscere la vera Elena.

Voglio sconvolgerle la vita.»

Deglutisco. Sconvolgermi la vita. A guardarlo ora si direbbe che ne è perfettamente capace e mi corre un brividino

lungo la schiena.

«Quando ti ho incontrata la prima volta, tutta concentrata su quell'affresco, la tua timidezza, la tua aria innocente mi hanno stregato. È stato un richiamo irresistibile. E non posso farci niente, non avrò pace finché non te le avrò strappate di dosso.»


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Una mano dolce mi accarezza il viso e mi libera gli occhi dalla seta nera. Sbatto debolmente le palpebre nella luce fioca del pomeriggio. Non riesco a vedere bene, all'inizio, ma poco a poco la pupilla si riabitua e si dilata. Questa stanza mi sembra diversa da quella di sempre, come se emergessi ora da un sogno e non fossi mai stata qui. Le vetrate sul Canale, i lampadari di Murano, il velluto delle sedie, le statue dei due

Mori agli angoli del caminetto. Niente è come prima. L'odore della polvere si mescola a quello del sesso.

Il mio sguardo incontra quello di Leonardo, che mi sorride come qualcuno che ti stava cercando e finalmente ti ha trovato.

«Eccoti» dice piano, rassicurante, pulendomi il seno con un lembo di tessuto. «Sei ancora più bella, adesso.»


Pag 212

«Avanti, Elena. Riprova. Se qualcosa non ti piace al primo assaggio non è detto che non possa piacerti al secondo. Non c'è niente di innato o istintivo nel piacere: bisogna arrivarci piano, conquistarlo.»

Abbasso lo sguardo sul piatto, stringendo i pugni. Poi, per un atto di pura volontà, afferro la forchetta e prendo un altro boccone. Stavolta assaporo la carne più a lungo, respirando con calma. Non so se sia buona o no, ma sa di proibito, ha il gusto ambiguo delle regole infrante. A poco a poco mi faccio coraggio, ne prendo ancora. E ancora. Non riesco a crederci: sto mangiando carne, dopo anni, dopo averne scordato persino l'odore, ed è un gesto animale, feroce, primitivo.


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«Questo vino è la prova che anche nell'errore e nel difetto può nascondersi qualcosa di sublime. Basta avere la pazienza di scoprirlo.»

Mi posa un bacio sulla bocca con le labbra morbide, poi dalla tasca dei pantaloni estrae il suo fazzoletto di seta. Per un momento penso che voglia bendarmi di nuovo, ma lui si affretta a rassicurarmi.


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Mi tornano in mente le parole di Leonardo, quando mi ha detto che i desideri non possono essere chiusi in gabbia.

Fuori dalla gabbia, ora me ne rendo conto, c'è il caos emozionale, ma ormai ci sono e tornare indietro è impossibile.


Pag 285

«Vieni» gli dico, invitandolo dentro con un cenno del capo e trattenendo a stento la voglia di saltargli al collo.

Avanza di pochi passi verso il soggiorno, abbandona a terra la sua sacca verde militare e mi sfiora la guancia con un bacio distratto, guardandosi intorno.

«Come sei stata senza di me?»

«Bene.»

«Bugiarda.»

Mi attira a sé e mi bacia ancora e ancora. Si sposta sul collo e poi, prendendomi con forza il viso tra le mani, mi spinge contro il ripiano della cucina e affonda la lingua nella mia bocca. Perché non si Lascia afferrare, Leonardo, perché non vuole essere mio? Quanto mi sono mancate queste labbra voraci, queste braccia forti, questo corpo profumato d'ambra e di vita... Ma perché non posso disporne ogni volta che mi pare?

Non mi trattengo e rispondo con lo stesso desiderio.


Pag 295

«Sei cambiata, Elena, lo sai?» mi dice, giocando con i miei capelli,

«Cosa vuoi dire?»

«Fai l'amore in modo diverso. Sei più libera, più sensuale.»

«Sei stato tu a cambiarmi.»

«Forse. In parte. Io ho solo tirato fuori quello che già avevi dentro.»


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 L'alba non è lontana. La sua luce debole inizia a rischiarare appena il cielo sopra di noi. La notte, invece, continua ad avvolgere la terra.

Ci addentriamo a passi lenti in uno scenario postbellico, le strade sono invase dai residui della festa: montagne di rifiuti, bottiglie, cartacce e corpi malfermi. Il mondo è stato capovolto stanotte e adesso fatica a rimettersi in piedi. Nello stesso momento ci voltiamo, ci guardiamo e ci ritroviamo l'uno nell'altra. Non abbiamo più le maschere, le abbiamo dimenticate là. Sorrido. Alla vita, alla notte che sta morendo, alla follia che sta svanendo, a tutte le maschere di cui mi sono spogliata, al corpo di donna che ho assaporato. Sorrido a Leonardo, grata. Senza di lui questo non sarebbe mai successo.


Pag 332

«Ma allora perché non può restare tutto com'è?» insisto.

«Non possiamo continuare a vederci come abbiamo sempre fatto?»

Leonardo scuote la testa. «Ci siamo dati tutto quello che potevamo, Elena, ed è stato bello. Ma è il momento di lasciarsi, prima che il piacere si trasformi in abitudine o in bisogno.» Mentre lo dice una ruga profonda si disegna sulla sua fronte. Sembra quasi in lotta con se stesso.

Non può essere vero, non può essere che dopo una giornata come questa, la più bella che abbiamo passato insieme, Leonardo decida di lasciarmi. Ma forse è proprio questo il motivo, forse sono le emozioni vissute oggi ad averlo spaventato.

«Cosa c'è? Hai paura che io m'innamori di te? O magari il contrario?» gli urlo addosso, rabbiosa. Ho perso il controllo. L'ho detto più per provocazione che per convinzione, ma spero di aver colpito in un punto vitale. Leonardo resta spiazzato, forse non si aspettava tanto coraggio da parte mia.


Pag 333

«Se restassi con te, ti farei ancora più male. E, credimi, è l'ultima cosa che voglio» mi sussurra piano. Poi mi allontana da sé e mi asciuga una lacrima su una guancia. «All'inizio, quando ti ho conosciuta, ero convinto che fossi una sfida per me, un gioco. Pensavo che fossi solo una ragazzina da scan-dalizzare, da provocare, e invece ho scoperto molto di più.

Ti ho visto trasformarti, sbocciare sotto i miei occhi. Sei una donna splendida, Elena, sei libera e forte, non hai bisogno di me.»

«Ma io ti voglio ancora» dico con la consapevolezza lancinante di averlo già perso.

Leonardo chiude gli occhi per un istante. Vedo una miriade di emozioni attraversargli il volto. Quando li riapre, ha lo sguardo assente, perso nel vuoto. «Perdonami, Elena, devo andarmene» dice quasi con urgenza. Un bacio sulla fronte e poi quella parola che non avrei mai voluto sentire: «Addio».


Pag 345

“Come sei bella... Dormivi così bene, stanotte...”

All'improvviso ho un'immensa nostalgia di lui. Fil, perché non ho capito subito che eri tu quello da cui lasciarsi amare?

Eri tu a farmi sentire veramente al sicuro, eri tu ad accettarmi per quella che ero, con tutti i miei limiti e i miei difetti, senza pretendere di cambiarmi. E io non ho fatto nulla per proteggere quel sentimento puro e sincero che ci univa, non ho saputo averne cura, l'ho maltrattato correndo dietro a stupide illusioni. Solo adesso mi rendo conto di quello che ho perso. 



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