#DIMMI DI TE - Chiara Gamberale

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..ma scrivere era la mia certezza, tutte le mie costanze, il mio unico rimedio all'esistenza.


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Da dentro parte, dentro arriva, striscia. Le passioni di cui vorremmo fare a meno, ma ci ricordano chi siamo, i segreti che rodono le apparenze, i tranelli che ci gioca la nostra infanzia, le voglie, le paure, le alchimie di tutte le relazioni, le coazioni a ripetere, lo stupore, il corpo degli altri, quando annulla le distanze con il nostro, le parole, quando diventano sante e cominciano ad avere a che fare piú con gli odori che con i suoni. Lo scompiglio. Come farsi strada nella tempesta.


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Nel frattempo, ho cominciato a osservarlo meglio. A parte gli occhi e il naso, il resto di lui pareva rotolare soavemente per una strada naturale, la pancia si era un po'

gonfiata, una leggera stempiatura gli aveva mangiato il ciuffo, ma il fisico dei poeti non fa chissà quali promesse quando potrebbe, dunque poi non le tradisce. La montatura degli occhiali non era piú trasparente, era nera e pesante, e non portava la tuta, ma era comunque vestito come chi alla questione non dà grande rilievo - una giacca a vento blu qualsiasi, un paio qualsiasi di pantaloni scuri di velluto. - Quindi? Come stai? Alla fine ce l'hai fatta a diventare una scrittrice.

Si ricordava anche quello: - Ti ricordi anche questo?

Che mi piaceva scrivere.


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E tu? Tu come hai fatto? Gli avrei chiesto. A tenere insieme quello che ti fa splendere e quello che ti consuma, a scegliere, a puntare tutto su un solo momento, su quell'incontro? Come fai, giorno dopo giorno dopo giorno, a rimanere fedele alla tua scelta, a lasciare un po' di spazio per lo sperpero senza però permettergli di svuotare tutto di significato? Dove la metti la rabbia che avevi, dove le metti le voglie, come lo nascondi il terrore di invecchiare e la preghiera che, se deve succedere, che succeda subito, senza obbligarti prima a prendere delle decisioni? Inutile parlarti di me, guarda, non avrei proprio niente di nuovo da raccontare: ho ancora quindici anni, sempre quindici anni. Tu invece. Tu. Da quant'è che non ce li hai piú?

Dimmi di te.


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  • Ma allora tu un pochino ci tieni a me? Mi vergogno, ma ho reagito cosí, lei mi ha mandato affanculo, senza smettere di piangere, tirava su col naso e diceva vaffanculo. Credo sia stato quello il momento in cui ho sentito di amarla, non solo di avere perso la testa, capisci?
  •   Purtroppo no. Non l'ho mai capita la differenza fra le due cose.
  •   Quel pianto mi ha fatto male come se fosse mio. Se una ragazza che mi piaceva si ritrovava a piangere, cercavo il modo per consolarla, certo.


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Perché a Grazia veniva piú facile ascoltare che raccontare - parlava cosí: ascoltando - invece io sentivo l'urgenza di spiegarle tutte le sfumature dei dettagli di quello che mi capitava, come se confidandomi con lei, solo con lei, potessi spacchettare il mistero, realizzare di che cos'è che stavo parlando.


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E mi mettevo a pensare all'amore.

Era la mia ossessione, lo cercavo nei libri che leggevo, lo immaginavo nelle pagine che scrivevo, mentre a Grazia interessavano piú le sue galassie, le nostre avventure, e per questo, mi dicevo, quando l'amore toccava a lei, sapeva dove mettere le mani e tutto il resto, se lasciare il cuore fuori o portarlo dentro a cosa stava succedendo: Ma funziona davvero cosí? È perché dell'amore non ce ne frega, che sappiamo come comportarci? O chi sa sempre come comportarsi è il piú terrorizzato di tutti?


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Mi ricordavo che, come me, Ivan aveva fretta: di dire, camminare, fare. Adesso invece, con la solita cadenza vagamente ciociara, parlava come Raffaello aveva mangiato l'insalata, prendendosi il suo tempo: chissà se sbagliano i miei ricordi o se la vita l'ha rallentato, o meglio: se lui le ha permesso di farsi rallentare.


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Dunque io dell'amore davvero non avevo capito niente, avevo preteso dagli uomini un'intimità assoluta, tanto che nessuno me l'aveva potuta concedere, ma restavo ancora legata a tutti quelli con cui avevo avuto una storia significativa, non solo al padre di Bambina. Perché evidentemente, per colpa del sogno di quell'intimità assoluta, l'amore collassa, le storie finiscono e però rimane il carapace, è impossibile liberarsi del tutto di quello che è stato: una stanza senza finestre piena di tartarughe in coma. Potrebbe essere il poster della vita sentimentale dei bambini marci che si ostinano a non amare ad altezza uomo, altezza donna, ma investono chi incontrano di un amore che punta al mondo intero, punta alla luna, perché li risarciscano, il mondo intero e la luna, di quello che non avevano chiesto e gli è stato dato, che gli era diventato indispensabile e gli è stato tolto. Perché mi risarciscano, il mondo intero e la luna, di quello che La Cosa mi ha dato e mi ha tolto.


Ero io che dovevo dartelo o eri tu che dovevi prendertelo, il permesso di rimanere te, nonostante noi?

Troppe domande: ancora nessuna risposta.


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 -Gli anni con lui sono stati, dal punto di vista sentimentale, i migliori della mia vita, oggi posso dirlo con certezza. Prima di Angelo, semplicemente, ero meno. Con lui sono stata di piú, o grazie a lui ho provato a esserlo.

Piú spirituale, piú profonda, piú piena... Sapevo che la vita mi stava offrendo qualcosa di magico, anche se non riuscivo a lasciarmi andare del tutto, perché la paura di perdere il controllo era il mio grande limite.


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  • Quando in una stanza siamo in tanti e Maurizio con gli occhi cerca solo me, cerca la mia complicità. In quei momenti io mi sento il suo mondo e sento che lui sente di essere il mio.E poi...
  •   E poi.
  •   Ogni volta che mi innamoro.

- ...

  •   Da quant'è che non ti innamori, Chiara?
  •   È vietato fare domande personali all'intervistatrice.
  •   L'ultima volta che mi sono innamorata è stata sette
  • anni fa.
  •   Poi piú niente?
  •   Niente.


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  • Hai paura?
  •   Molta. Sai a chi penso, per farmela passare? A Maurizio. Lui è il mio maestro di vita, e sull'amore poi, in questi tredici anni, mi ha insegnato tutto. Come riceverlo, quando non si può chiedere, come meritarlo senza doverselo guadagnare... Mi ha insegnato la pazienza, perché per compiere il piú piccolo dei movimenti lui impiega non sai quanto, eppure non molla fino a che non ha raggiunto il suo obiettivo... Mi ha insegnato che per stare bene basta poco, ma ci vuole tutto: e tutto è una grande famiglia, allargata e unita, che si prende cura di te. Quella io ce l'ho, Chiara. Supererò questa separazione, questo trasloco, e spero solo che un giorno Guido e sua figlia tornino a fare parte delle nostre vite, in una qualche maniera. Spero di non perderli.


  •   Non li perderai -. Lo pensavo davvero.Intestazione



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Ho pensato. È arrivato il momento di rinunciare al controllo quando non mi serve a niente. Ha dormito nel nostro letto con il suo papà: è arrivato il momento di rinunciare al controllo quando non mi serve a niente. Devo essere felice.

Ero felice?

Sono felice?

Talmente felice che ho affondato la faccia nel cuscino della camera di quell'albergo di Palermo e ho cominciato a piangere. A piangere, piangere.

«Ho pianto tutto, pure quello che non capivo».




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  •   Io penso che l'amore sia l'unica occasione che abbiamo per capire che di noi non avevamo capito niente, per conoscerci da capo grazie a un'altra persona... Una persona che cade nella nostra vita da chissà dove e che ci tocca lí, dove non era ancora arrivato nessuno... Com'è possibile che questo succeda, se sono i vostri presupposti che scelgono per voi quella persona? Dove sta l'avventura spirituale autentica, quella che ti costringe a ribaltare tutto e ti permette di crescere, di cambiare?


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Ogni tanto però, dammi retta: ragiona in termini di miracolo. Anzi, non ragionare. Lasciati andare alle cose che non puoi risolvere, fidati di loro. Io è cosí che accetto quello che è successo.


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A me non me ne frega niente di una storia normale, Clarita, io voglio un amore come quello di Frida e Diego, per me aveva ragione Andy Warhol quando diceva che il sesso è piú eccitante sulle pagine di un libro che fra le lenzuola, ogni volta che ho baciato qualcuno ho cominciato a pensare ai fatti miei dopo tre minuti, quando arriverà la persona che sto aspettando la riconoscerò subito, vedrai,

un amore immaginario è molto meglio di un amore reale, le attrazioni piú eccitanti sono quelle fra due opposti che non si incontrano mai.


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  • ... e tu sei l'ultimo della mia lista. L'ultima stella polare.

Mi ascoltava senza smettere di sorridere con gli occhi.

  •   Che c'è? Pensi che sono impazzita?
  •   No. Penso che sei rimasta pazza.


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Era un uomo singolare, senza dubbio spirito-so, profondo: io però non glielo riconoscevo piú, la rabbia e la delusione, le mie ferite aperte che, senza volerlo, aveva violato, le sue ferite che senza volerlo avevo violato io e la confidenza che avevo avuto con il suo corpo nudo mi impedivano di continuare a vederlo per quello che era.


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Pronta a prestarmi a tutti, ma in realtà attenta a non consegnarmi piú a nessuno come avevo fatto con te. Solo con te. Che però non ho visto piú. Proprio mentre a te mi consegnavo. E allora perché farlo, se poi. Perché consegnarsi, se a consegnarsi va a finire cosí. Se nella consegna sparisci tu, se sparisco io. Se si diventa una prolunga. Una bacinella per il vomito.


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  • arrivati i gin tonic a spezzare quello che non era imbarazzo, non era nostalgia, non era il rimasuglio d'amore che resta quando l'amore non si è riuscito a condensare per diventare un fatto, non era rimpianto, non era voglia e non era paura. Eppure era tutte queste cose insieme. Stavolta, l'ho saputo appena abbiamo rialzato lo sguardo, e lo so, anche per lui.


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  •   Siamo stati insieme poco. Calata la furia, la gioia pura, appunto, dei primi mesi, ci siamo subito messi uno contro l'altra. Ma non come si fa per conoscersi meglio.
  •   E come?
  •   Come si fa quando si è troppo lontani, troppo diver-si... Sarà per questo motivo che, al contrario di te e Nora, noi dobbiamo stare attenti, perché potremmo ancora strapparci i vestiti e ritrovarci nudi da un momento all'altro.
  •   Dici che il sesso sopravvive solo se due persone sotto sotto si stanno un po' antipatiche?
  •   Ero certa di sí, prima di queste interviste a voi, stelle polari della mia adolescenza perduta... - Di nuovo mi ha sorriso, gli ho sorriso.


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Gli occhi nocciola gli si erano dilatati, sembravano due mandorle giganti: - Sí: questo non è in discussione. Non saprei dirti però se la nostra sia una storia d'amore o una patologia eletta a sistema... Perché dopo quella frattura non ci siamo piú rimessi insieme, ma non ci siamo nemmeno fino in fondo lasciati. Ogni volta che uno di noi due ha tentato di avere una storia, alla lunga non è riuscito a rinunciare all'altro. O comunque non ha incontrato nessuno con cui fare lo stesso gioco in quel parco. È un amore che non ha piú a che vedere con l'intimità fisica, certo...


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  • C'è un pensiero che da molti anni mi abita... La possibilità di approdare con la nostra mente dove, in cima alla scogliera, la ginestra dei sospiri prigionieri fiorisce e il fico d'India raccoglie i suoi semi per fecondare il grembo della terra e perché la vita sia preghiera... Sia osservazione. Ascolto. La possibilità di affidare a quella scogliera, a quella ginestra, a quel fico i nostri messaggi, per chi li aspetta.


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Come hai fatto a crescere?

Ho chiesto in questi mesi alle mie stelle polari di quel tempo andato che non se ne andrà mai.

A tenere insieme quello che ti fa splendere e quello che ti consuma, a scegliere, a puntare tutto su un solo momento, su quell'incontro? Come fai, giorno dopo giorno dopo giorno, a rimanere fedele alla tua scelta, a lasciare un po' di spazio per lo sperpero senza però permettergli di svuotare tutto di significato? Dove la metti la rabbia che avevi, dove le metti le voglie, come lo nascondi il terrore di invecchiare e la preghiera che, se deve succedere, che succeda subito, senza obbligarti prima a prendere delle decisioni?


Pag 198

Perché, tanto, quando cala la notte, in questi mesi l'ho capito, per tutti striscia, fino ad arrivare a un orecchio, la stessa vocina. Che si ostina a sussurrare: guarda che tu sei questa persona qui. A chiedere: quand'è che ti sei interrotto? Come? Perché? Dài che lo sai. Ho capito che possiamo ascoltarla, non ascoltarla. Pensare che menta.

Ho capito che ci dà fastidio, se rispetto a lei ormai

siamo troppo saggi.

Che ci lusinga, se siamo rimasti un po' stronzi. Bambini marci.

Ma soprattutto ho capito che crescere significa questo, fondamentalmente: trovare un modo per rispondere a quella vocina. Mentre sembriamo diversi, cosí, perché di modo ognuno ha il suo, siamo in realtà uguali, perché tutti alle prese con la responsabilità della vocina. Qualunque altra responsabilità sentiremo il dovere di assumerci, sarà una semplificazione. E il modo in cui rispondiamo a quella vocina, la nostra vera responsabilità.



Pag 204

La vita - 

e il solo modo per coprirsi di foglie, 

prendere fiato sulla sabbia,

sollevarsi sulle ali;

essere un cane,

o carezzarlo sul suo pelo caldo;

distinguere il dolore

da tutto ciò che dolore non è;

stare dentro gli eventi, dileguarsi nelle vedute,

cercare il piú piccolo errore.

Un'occasione eccezionale per ricordare per un attimo di che si è parlato a luce spenta;

e almeno per una volta inciampare in una pietra, bagnarsi in qualche pioggia,

perdere le chiavi tra l'erba;

e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;

e persistere nel non sapere qualcosa d'importante.





 

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